Il mio viaggio musicale cominciò nell’adolescenza tramite il rock e la musica popolare brasiliana, generi che ho coltivato attraverso la chitarra, partendo da un approccio empirico. Presto sentii la necessità di andare oltre e iniziai un percorso di tipo accademico, la cui porta d’ingresso fu la chitarra classica. Grazie al M.° Valdomiro Prodóssimo la mia pratica dello strumento ebbe un rapido sviluppo e così, oltre a esibirmi con diversi gruppi di musica leggera, ho preso a suonare all’interno di formazioni cameristiche, partecipare a programmi televisivi ed effettuare concerti come chitarrista. Mano a mano che percorrevo quella strada, il mio interesse si allargava sempre di più; per me era diventato fondamentale capire a fondo la musica che suonavo. Mi affidai quindi alla guida di un direttore d’orchestra, il M.° Osvaldo Colarusso, con il quale studiai per alcuni anni a Curitiba, la mia città natale. Con lui entrai nell’affascinante mondo dei grandi compositori e cominciai a impadronirmi degli aspetti teorici che regolano la scrittura musicale. A quel punto compresi che non mi restava altro che studiare composizione; e lo feci in Italia, dove per più di un decennio fui allievo del M.° Paolo Ferrara (autorevole direttore d’orchestra, erede della scuola di Furtwängler). Lui mi guidò fino al raggiungimento del diploma di composizione, che ottenni presso il Conservatorio Paganini di Genova, istituto in cui, durante l’ultima fase dei miei studi, potei contare sugli insegnamenti del M.° Luigi Giachino. Fonti di ulteriore arricchimento musicale in territorio italiano sono stati da un lato l’apprendimento dei principi fondamentali della direzione d’orchestra, nuovamente sotto la guida del M.° Paolo Ferrara, dall’altro l’attività corale svolta con il M.° Marco Berrini. Altrettanto significativo è stato l’avvicinamento al pianoforte, l’incontro con l’organo e con il canto gregoriano, rispettivamente grazie ai Maestri Nicola Giribaldi, Pierdino Tisato e Pasquale Spiniello.

Sin dai primi anni del mio percorso accademico mi sono interessato all’insegnamento; in prima battuta riguardo alla chitarra, poi nell’ambito dell’apprendimento della musica in senso lato. Il coronamento della mia proposta didattica ha coinciso con la pubblicazione del libro Cosa vuol dire leggere la musica? , un viaggio tra melodia e armonia che si avvale della tradizione popolare di diversi paesi e punta ad ampliare il concetto di lettura musicale.
«Se non sai scrivere metto in dubio che tu sappia leggere», diceva spesso uno dei miei maestri. Lo studio della composizione non solo mi permise di imparare a leggere e a scrivere, ma mi dimostrò che se è vero che «il talento senza il genio non vale molto», è altrettanto vero che «il genio senza il talento non vale proprio nulla». D’altro canto, grazie proprio al “talento” riuscii ad impadronirmi dell’artigianato e infine ad avvicinarmi con maggiore consapevolezza a quei compositori che attraverso la loro arte – «che non si può imparare e non si può insegnare» – hanno segnato la storia.